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  • Immagine del redattoreRita Bartolini

SUL "FARE FIGLI"

Questo sembra l’annuncio: "i nuclei familiari composti da almeno

due figli non pagheranno le tasse"; tradotto in giornalese corrente

“fare figli” permetterà di non pagare le tasse.

Giorni di articoli, confronti, dibattiti, …

Convinta, come fino a d oggi sono, che larga parte dei cittadini

italiani, quelli che per buon senso e serietà personale e

professionale continuano a salvare questo Paese, sia in grado di

decidere sulla scelta della genitorialità, resto certamente

sconcertata sull’uso del verbo “fare”.

Trattandosi di discorsi che si appellano ai dati relativi alla denatalità,

al rapporto tra pensioni e occupati, tra italiani occupati e personale

estero da occupare, tra curva economica e risorse del Paese, …

oltre non vado perché ho il senso della mia ignoranza, le questioni

si orientano, ai fini di convincimento o non convincimento, indicando

numeri. I numeri purtroppo sono quasi sempre il paracadute di chi,

in assenza di argomentazioni valide (soprattutto pensate e

riflettute), usa la tombola ad estrazione e punta almeno all’ambo

secco. Così si avvia la faziosità: pro o contro il “fare figli”?

Ecco, io mi limito e mi fermo al verbo “fare”.

Fare divani, fare piadine, fare muri, fare scarpe, fare compiti, fare il

bagno, fare la frittata, fare un disegno, …, ma “fare figli”?

Ma chi di noi può, anche solo per stanchezza, pensare ai propri

Genitori e dire “mi hanno fatto”?

Un figlio spera, auspica, immagina, di essere stato pensato, atteso,

educato, curato, difeso, protetto, aiutato, corretto, premiato, limitato,

amato, sgridato, ma non “fatto”.

D’altra parte se è la curva demografica che sta danneggiando il

rapporto tra spesa pensioni e copertura delle stesse le due curve

sono “fatte” da chi deve stabilire la terza curva di riequilibrio: la

terza curva si chiama “fare figli”.


C’è chi si appella al periodo fascista in cui l’ordine era appunto fare

figli affinché vi fosse sufficiente “umanità” da utilizzare. Peccato che

la storia, “fatta” anche di numeri, ci dice che in realtà si ottenne

denatalità, non natalità. Ma chiedere la conoscenza storica

potrebbe essere oltraggioso per chi si nutre di solo banalismo

politico.

Mi chiedo: qual è quell’italiano dotato di buon senso e di seria

professionalità, che realisticamente si potrebbe affidare alla

promessa “fare figli” è la soluzione? Questo è un Paese che è

obbligato a salvarsi da solo.

E se proprio, ma proprio proprio, si volesse stabilire che cosa

sarebbe necessario, utile, opportuno “fare”, mi chiedo se non

sarebbe necessario “fare la classe politica”, evitando, se possibile,

di confonderla con il fare sedie, fare poltrone, fare divani, fare ……

Un auspicio, nonché speranza, che psichiatri, psicologi, umanisti,

cattedresi di pregiate e universalmente riconosciute università,

trovino, se non il coraggio, almeno il tempo per suscitare una giusta

rimostranza su questo verbo che grida allo scandalo esistenziale di

ognuno di noi e di chi ci seguirà.


Rita Bartolini (Solo una pedagogista)

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