Dott.ssa Ylenia Biancolin

Sono Biancolin Ylenia


Diplomata al Liceo Classico “E. Cairoli” di Varese nel 2014.
Ho conseguito la laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche nel 2017 e la laurea magistrale in
Psicologia dello Sviluppo e Processi di tutela nel 2019 presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.


Sto lavorando con ragazzi adolescenti con difficoltà di apprendimento, andando alla ricerca di un
adeguato, efficace e personalizzato metodo di studio, attraverso l' utilizzo di diversi strumenti didattici
dalle mappe concettuali ai supporti informatici.
Sostengo, inoltre, i ragazzi nel loro percorso maturitivo aiutandoli nella gestione delle emozioni, nel
riconoscimento di affetti e sentimenti e nell'acquisizione di adeguate strategie di problem solving con
l’obiettivo di fargli raggiungere una maggiore consapevolezza di sè, autonomia e responsabilità.

La dr.ssa Biancolin racconta la sua tesi di laurea magistrale:

 

"LO SVILUPPO DELLA COMPETENZA NARRATIVA NEI BAMBINI BILINGUE : APPLICAZIONE DI UNA PROVA DI RETELLING"

 

Da quando ero piccola, la realtà scolastica mi ha sempre particolarmente affascinato. Fino all'anno scorso ho solo rivestito i panni dello studente, ma attraverso questo progetto di tesi e l'esperienza lavorativa come educatore e insegnante di sostegno, ho avuto la possibilità di farmi strada a piccoli passi, in questo mondo così affascinante, quanto complicato. Per la realizzazione di questo lavoro di tesi ho dovuto somministrare diverse prove ai bambini bilingui, tra cui una prova di retelling, per valutare lo sviluppo della competenza narrativa in bambini bilingui e bambini con DPL. Il percorso è stato, entusiasmante, ma anche molto impegnativo. Fin dal primo momento ho rivestito i panni del ricercatore: ho dovuto prendere contatti con le scuole, relazionarmi con gli attori scolastici e approcciarmi a strumenti studiati, ma mai utilizzati prima. Ho quindi avuto modo di imparare come si somministrano test impiegati in ambito psicodiagnostico, come la BVL, le Matrici di Raven, la DDE e le prove MT. Questo progetto può essere
diviso in tre fasi. La prima fase è stata molto complessa, perchè non riuscivo a rintracciare scuole disposte a condividere questo progetto con me. Una volta raccolto un campione sufficientemente ampio, ha preso avvio la seconda fase, ovvero quella della somministrazione dei test. Infine nell'ultima fase ho dovuto rispolverare tutte le mie conoscenze psicometriche e informatiche per correggere e interpretare i risultati conseguiti dai bambini. Ancora, ho avuto la possibilità di confrontarmi con le dinamiche presenti all’interno del sistema scolastico, che implicano incontri di presentazione del progetto con il preside, accettazione del progetto e
rilevamento del campione di bambini attraverso la somministrazione del consenso informato ( in quanto hanno potuto partecipare solo previo consenso dei genitori), successiva riconsegna e infine programmazione degli incontri con gli insegnanti. Molto complicata è stata la gestione delle relazioni con quest'ultime: non è stato semplice relazionarmi con le insegnanti che spesso percepivano la mia presenza come ingombrante e ostacolante per il loro lavoro. Mettendomi dalla loro parte, ho comunque cercato di agire sempre con estremo rispetto e massima disponibilità, perchè la "Rete professionale" è essenziale soprattutto nel contesto educativo e scolastico. Come il vero viaggiatore non torna mai a casa uguale a come era partito, anche il mio viaggio è stato particolarmente arricchente e costruttivo e ha contribuito a farmi crescere non solo personalmente, ma anche professionalmente.
Tante sono state le conoscenze che ho acquisito soprattutto sul bilinguismo. Quale argomento poteva essere più attuale, in un paese socialmente e culturalmente multietnico? In questo progetto di ricerca abbiamo coinvolto alunni con cittadinanza non italiana, ovvero quei bambini che sono immigrati di prima o seconda generazione, che parlano almeno due lingue e hanno l'italiano come L2. Per mezzo della letturatura sull'argomento, ho appreso l'esistenza di diversi tipi di bilinguismo, ma nella sua trattazione mi sono
soffermata in particolar modo sul bilinguismo simultaneo e sul bilinguismo sequenziale. Questa distinzione sottolinea la rilevanza del periodo di acquisizione della seconda lingua. Esso è caratterizzato da diverse fasi e richiede molto tempo, fino a sette anni, per raggiungere un livello simile a quello dei monolingui. Anche il livello di esposizione alla L2 ha ovviamente delle ripercussioni sulla maggiore o minore competenza linguistica nella seconda lingua, che a sua volta si ripercuote sugli apprendimenti scolastici, soprattutto sulla lettura e la scrittura. Abbiamo notato ,attraverso la somministrazione delle prove, che i nostri bambini bilingui
presentano diverse difficoltà nella L2, dovute probabilmente all’apprendimento incompleto di tale lingua.
Sia nelle prove di lettura, denominazione, sia nell’apprendimento di nuove parole e nel retelling, emerge una difficoltà nell’accesso al lessico: questi bambini infatti sono caratterizzati da lentezza nella lettura, con frequenti errori che ritroviamo anche nella scrittura. Dal nostro studio, le abilità cognitive come la memoria e l’attenzione non sembrano avere una correlazione significativa con le abilità linguistiche dei bambini bilingui.
L’apprendimento di una lingua ha molteplici implicazioni, oltre a quelle legate agli apprendimenti scolastici. La lingua è un potente strumento di socializzazione, infatti i bambini bilingui imparano, insieme alle lingue, anche regole pragmatiche, modi di pensare, usi e costumi delle due culture, sviluppando maggiore flessibilità cognitiva e maggiore capacità di comunicazione interculturale
(Bonifacci, 2018). La loro sfida più grade è l'acculturazione, cioè devono contemporaneamente riuscire a conservare il loro patrimonio culturale e adattarsi alla società ospitante. Anche la società ospitante deve dare loro questa possibilità, non agendo in maniera restrittiva, ma accogliente.
Per i migranti alcune fasi nella vita dei bambini risultano particolarmente critiche: il primo anno di vita, l’inserimento alla scuola elementare e, in misura minore, l’adolescenza (Bonifacci, 2018). I bambini bilingui della scuola primaria, come nel caso della maggior parte del nostro campione, sono sottoposti alla grande difficoltà dell’inserimento a scuola, che può aumentare la frequenza di disturbi come ansia, depressione e isolamento a causa della fatica a seguire le attività scolastiche per via dell’incompleta
acquisizione della L2, unita all’esposizione ad un confronto negativo con i pari (Bonifacci, 2018). La prova di retelling suggerisce che, nelle scuole, è necessario focalizzarsi molto sul linguaggio parlato, soprattutto nel caso dei bambini bilingui,date le loro difficoltà.
Dopo un primo periodo di criticità, una volta che si è consolidata la competenza nella L2, il bilinguismo diventa un grande vantaggio, in termini di flessibilità cognitiva, controllo esecutivo e di maggiore capacità di comunicazione con le altre culture. Per consentire questo consolidamento, le scuole devono sostenere sin dal principio lo sviluppo della L2 non solo nelle ore di attività didattica, ma anche nel conteasto familiare, supportando i genitori in questo percorso. Infatti, spesso i genitori, non comprendono pienamente la richiesta dei professionisti e abbandonano l’uso della lingua madre. Questo rischia di esporre il bambino sia ad uno scarso apprendimento della L2, sia ad un impoverimento delle relazioni familiari , sia nella comunicazione quotidiana, sia per la trasmissione dei valori e della cultura, e alla conseguente compromissione del benessere psicologico del bambino (Bonifacci, 2018). A tal proposito, recentemente il MIUR ha elaborato un documento di indirizzo (Favaro, 2016) che contiene numerose indicazioni organizzative e proposte di lavoro per favorire l’apprendimento dell’italiano come L2 e il mantenimento della L1.

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